Dichiarazione di Nikos Maziotis: Fuori e dentro il carcere per noi la lotta è questione di onore e dignità e continuerà. La lotta rivoluzionaria prosegue.

da: Act for freedom now!

4 marzo 2016

L’ordine è stato ripristinato. Istituti di credito, UE, BCE, FMI, USA, élite economica transnazionale, autorità delle “istituzioni” possono dormire sonni tranquilli ora che i loro fantocci, i giudici greci, usandomi come esempio, mi hanno inflitto l’ergastolo per aver fatto saltare in aria l’edificio della Banca di Grecia – filiale della BCE – pure sede del rappresentante FMI. Anche il governo di sinistra di Syriza così sensibile in materia di “terrorismo” può star tranquillo, avendo dato garanzie agli istituti di credito, che i programmi del memorandum potranno proseguire ed essere applicati senza interruzioni, mentre il nemico interno sarà oppresso con la “fermezza necessaria”.

Come anarchico, quando ho fatto la scelta dell’azione rivoluzionaria armata, sapevo che il prezzo conseguente avrebbe potuto essere una pesante condanna, anche la morte, cosa pressoché avvenuta a Monastiraki nel luglio 2014 in uno scontro con la polizia o a Dafni, concretizzatasi il 10 marzo 2010, quando il membro di Lotta Rivoluzionaria, il compagno Lambros Foundas, è stato ucciso. Ma il prezzo della lotta e per le mie scelte non mi hanno mai fatto paura, neppure ora in seguito alla decisione presa dai giudici al secondo processo di Lotta Rivoluzionaria, infliggendomi la pena dell’ergastolo più 129 anni.

È stato quanto mi aspettavo, come probabile, da parte di giudici che, sin dall’inizio, hanno mostrato le proprie intenzioni. Quando il nemico esprime tanta veemenza, per me è un onore, specialmente perché ciò dimostra quanto siano giuste le mie scelte, sia corretto lottare con le armi in pugno contro un regime criminale che rapina e ha lasciato dietro di sé ecatombe di morti.

L’ergastolo, imposto per aver compiuto l’attentato dinamitardo contro la direzione di supervisione della Banca di Grecia dopo aver dato un avvertimento per telefono e non provocando vittime, ma solo danni materiali, prova la furia dei servi dello Stato e dei fantocci della élite transnazionale di fronte al fatto che, arrestati nel 2010 e scontati 18 mesi di carcerazione preventiva, non ci siamo arresi, ma abbiamo deciso di non finire nuovamente in prigione e di entrare in clandestinità per continuare la lotta armata e abbiamo portato avanti l’azione di Lotta Rivoluzionaria.

Con questa decisione i giudici non intendono incutere terrore su di me, perché loro sanno che non riusciranno mai a spezzarmi, ma a chiunque vorrà scegliere la pratica della lotta armata, ai compagni dell’area anarchico antiautoritaria e ai gruppi sociali militanti. Questa decisione è una dimostrazione evidente dello squilibrio rispetto al primo processo contro Lotta Rivoluzionaria, nel quale io e Pola Roupa siamo stati condannati a 50 anni per 16 azioni dell’Organizzazione, mentre al secondo processo ciò succede per un attentato in seguito a una chiamata d’avvertimento e senza provocare vittime. Mi hanno punito con l’ergastolo e, per casi legati a due rapine in banca e lo scontro armato con la polizia a Monastiraki, a ulteriori 129 anni, complessivamente.

Il furore mostrato dai giudici al secondo processo è più palese, avendo emesso una sentenza arbitraria con l’accusa di “gestione” [dell’Organizzazione, n.d.t] da parte mia, cosa confutata al primo processo. Quello che hanno deciso non mi spaventa assolutamente. Sono un militante permanente della lotta per la Rivoluzione, per il rovesciamento del Capitale e dello Stato. Do volentieri la mia vita per questa lotta.

Compagni, non temeteli e contrattaccate.

La lotta continuerà fino all’ultimo

VIVA LA LOTTA RIVOLUZIONARIA

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