LOTTIAMO UNITI CONTRO L’ATTACCO DI GOVERNO E PADRONI…

La proposta di rinnovo del CCNL dei metalmeccanici, presentata da Federmeccanica, mette sul piatto gli interessi padronali e mira a colmare la distanza con il “modello Marchionne” in Fiat. Ciò si traduce nell’ennesimo attacco agli operai:

  • Cancellazione degli automatismi in busta paga di aumento salariale e di accumulazione permessi P.A.R.;

  • Nessun aumento del salario nominale;

  • Derogabilità del contratto nazionale a favore dei contratti nelle aziende;

  • Istituzione del welfare aziendale.

L’obiettivo dei padroni è chiaro: smantellare la contrattazione nazionale, continuare a fare cassa sulle nostre spalle, ridurre i profitti persi con la crisi spremendo ancora di più gli operai con l’aumento dei ritmi e “congelando” gli stipendi. Ad esclusione dei minimi salariali, che comunque non verrebbero aumentati, tutto il resto sarebbe derogato, con esiti peggiorativi, ai contratti di secondo livello: gli aumenti verrebbero erogati solo in forma di premi produttività o welfare integrativo. Gli operai pagheranno non una, ma due volte la sanità: prima con le tasse e poi con il salario accessorio. Così il governo Renzi potrà continuare a tagliare e privatizzare quel poco di sanità pubblica ancora in piedi.

Rimandare tutto alla contrattazione aziendale significa, soprattutto, attaccare la forza che l’unità degli operai potrebbe e dovrebbe avere nella lotta per i suoi interessi economici. In Italia, dove la maggior parte del tessuto produttivo è costituito da fabbriche con pochi operai, significa attaccare la possibilità stessa della messa in campo dei rapporti di forza di classe, garantendo alle piccole e medie industrie tassi di sfruttamento altissimi.

Nuove flessibilità, salario subordinato alla produttività, maggiori controlli sui lavoratori e, infine, esigibilità dell’accordo stesso sono le pretese che Federmeccanica avanza in nome di una “nuova cultura” della contrattazione. Con essa il sindacato è svuotato della sua capacità di organizzare e mobilitare gli operai in difesa dei propri interessi e viene ridotto a servo che chiede l’elemosina al padrone. Inoltre, come dimostra il Jobs Act, quando la concertazione è in stallo, arriva lo Stato in soccorso al padronato, riportando la lancetta dei diritti sul lavoro indietro di decenni.

Il governo è costretto dalla crisi a farsi carico in tutto e per tutto degli interessi del capitale, è lo Stato che agisce in prima persona anche su materie prima delegate alla contrattazione tra lavoratori e padroni. Così Confindustria ha gioco facile nel vedere soddisfatte le sue esigenze mentre il terreno concertativo è annullato sulla base di esigenze superiori. Questo dimostra come la contraddizione tra capitale e lavoro assuma un carattere politico e non solamente economico – sindacale. Per questo serve a poco reclamare tavoli di trattativa e scervellarsi attorno a vertenze tra burocrati o ricorsi a qualche tribunale.

Proprio in queste settimane, la CGIL sta portando avanti una consultazione straordinaria tra i lavoratori per votare la “Carta dei diritti universali del lavoro”- che verrà poi sostenuta da un progetto di legge di iniziativa popolare – e per dare il via libera alla raccolta di firme per i referendum abrogativi di alcuni provvedimenti del Jobs Act. E’ chiaro come il sindacato stia spostando la sua linea su piani legislativi, anche per superare l’immobilismo attuale della contrattazione del rinnovo CCNL metalmeccanico: per noi lavoratori, una “Carta dei diritti” strappata al padronato e al suo governo in questo modo (non dalla spinta delle lotte come fu lo Statuto dei Lavoratori del 1970, ma per via parlamentare), non rappresenta un avanzamento ma un indebolimento.

L’unico strumento che ha in mano la classe operaia è la lotta e quello che serve ora è costruire e sostenere quegli organismi di classe, realtà ed esperienze che possono e vogliono agire per cambiare i rapporti di forza esistenti.

È necessario difendere il ruolo e la funzione della lotta sindacale, in quanto strumento di difesa degli interessi economici di classe e in quanto terreno di organizzazione operaia. In Italia i lavoratori riprendono ad organizzarsi e a costruire percorsi di lotta incisivi e determinati in tanti settori: dalla logistica alla scuola. Con essi e con tutti coloro che lottano, dagli occupanti di case agli studenti, è necessario costruire un fronte di classe, che si mobiliti unito contro gli attacchi, che i padroni e il loro governo portano avanti, di cui il rinnovo del CCNL non è che un tassello.

CHE LA CRISI LA PAGHINO LORO!

Padova Marzo 2016

Collettivo lavoratori e operai veneti

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