“Una due giorni” contro la repressione

Pubblichiamo un resoconto, scritto da un compagno tedesco, su “una due giorni” contro la repressione tenutasi in Germania

22 giugno 2016   

Germania

L’ultimo fine settimana è stato caratterizzato dalla lotta contro la repressione, in particolare quella diretta contro i rivoluzionari turchi in RFT. Tutto è iniziato molto presto, precisamente venerdì 17 giugno alle ore 9 a Monaco di Baviera, dove si è aperto il processo a 10 attivisti della “Confederazione dei lavoratori di Turchia in Europa” (ATIK). Questi attivisti sono stati arrestati il 15 aprile 2015 in Grecia, Francia, Svizzera e RFT. Sono accusati di presunto sostegno a un’associazione terrorista all’estero, il TKP/ML, tuttavia non inserita in alcuna lista delle organizzazioni terroriste in Europa, almeno non in quelle ufficiali.

Inizio di un processo politico

Malgrado la giornata lavorativa, di buon’ora circa 500 persone si sono riunite davanti al tribunale di Monaco di Baviera. Oltre a simpatizzanti di ATIK e alla loro sezione austriaca, ATIGF (Federazione dei lavoratori e degli studenti di Turchia in Austria, n.d.t.) erano presenti ad esprimere la loro solidarietà alcuni simpatizzanti di ADHK (Confederazione per i diritti democratici in Europa, n.d.t.), Gençlik Cephesi (Fronte della gioventù, n.d.t.), AGIF (Federazione dei lavoratori migranti, n.d.t.), Soccorso Rosso Internazionale (SRI), MLPD (Partito marxista-leninista di Germania, n.d.t.) e pure alcune forze rivoluzionarie locali in RFT. Ciò ha già dato l’idea di quanto ampia fosse la mobilitazione quel giorno.

Per entrare in aula occorreva sottoporsi a vari controlli di sicurezza. Si veniva scannerizzati e perquisiti più volte. Solo per inciso va detto che questo processo secondo gli articoli 129 a e 129 b, che nella sostanza vengono applicati dallo Stato per attaccare i rivoluzionari, si tiene nella stessa aula dove si svolge il processo a NSU (organizzazione fascista tedesca che ha ucciso molte persone). Chiaro scherno o provocazione? Inoltre, l’intero edificio era pieno di sbirri e all’esterno erano schierate anche alcune squadre di polizia antisommossa, appoggiate da agenti in borghese piuttosto mal mascherati. Sono stati scanditi slogan come “Libertà per tutti i prigionieri politici”, “Viva la solidarietà internazionale” e “Solidarietà vuol dire resistenza-combattere il fascismo in ogni Paese”.

All’apertura del processo i prigionieri hanno rifiutato di presentarsi in aula, perché uno di loro era stato costretto a spogliarsi. Hanno chiesto ai giudici una dichiarazione riguardo a questa misura degradante. In un servizio della Bayerischer Rundfunk (radiotelevisione bavarese) si può vedere come i prigionieri siano poi entrati in aula: con il pugno alzato e accolti dagli applausi e dai saluti dei militanti presenti. In tal modo sembra che il morale dei compagni sia eccellente. Proprio all’inizio del processo, il procuratore tedesco ha messo le cose in chiaro su come funzionano nella RFT imperialista: “Qui siamo in Germania e si parla tedesco!”. Verso le 15:30 la prima udienza nei confronti dei compagni si è conclusa. Il primo giorno è stato caratterizzato da tecnicismi, nella migliore tradizione della burocrazia tedesca. Lettura dell’atto d’accusa e così via.
La giornata è stata un chiaro segno di essere nella lotta per la libertà dei prigionieri politici insieme a molti compagni e pure una dimostrazione di come sia efficace questo lavoro.

Sabato si è andati a un concerto di Grup Yorum a Gladbeck. Pure questo evento è stato precedentemente colpito dalla repressione massiccia dello Stato tedesco. In realtà avrebbe dovuto svolgersi su un’area di proprietà di una comunità alevita, ma a causa di minacce da parte di polizia e servizi segreti tedeschi, il comune ha revocato il suo sostegno alla prima esibizione all’aperto di Grup Yorum in RFT. Il motivo addotto dagli sbirri a giustificazione è stato il supposto sostegno della band ai terroristi in Turchia. Così, fino all’ultimo è stato incerto in quali circostanze il concerto si sarebbe svolto. Ma i compagni hanno continuato a confermare che il concerto si sarebbe tenuto e hanno pure intensificato la propria mobilitazione. Perciò il concerto ha avuto luogo.

Durante il programma culturale ci sono stati sempre più interventi da parte di varie organizzazioni, principalmente d’origine tedesca, che nei propri interventi insistono sul punto di vista secondo cui la repressione contro i rivoluzionari turchi rappresenterebbe anzitutto un’interferenza del governo turco e specialmente di Erdogan nella politica interna dell’imperialismo tedesco. Esse appaiono virtualmente dei difensori della “sovranità tedesca” verso la Turchia, come se la RFT, quale Paese imperialista, non abbia interesse a indebolire, reprimere o fuorviare il movimento rivoluzionario in Turchia, perché gli imperialisti tremano sempre di fronte ai popoli rivoluzionari nel mondo. A parte il fatto che sarebbe una novità se un Paese semi-coloniale come la Turchia, dipendente dai Paesi imperialisti, avesse in qualche modo una rilevante influenza sulla politica interna di un Paese imperialista.

Tutto sommato, il fine settimana nel suo insieme è ben riuscito. È stato dimostrato che il movimento rivoluzionario qui in questo Paese non si fa intimidire dalla repressione della classe dirigente, che possiamo reagire collettivamente e la cultura rivoluzionaria non può essere bandita. Se si considera l’inasprimento della situazione sembra che il rinserrarsi delle fila dei rivoluzionari contro la repressione e per la libertà dei prigionieri politici sia indispensabile, non solo a livello verbale, ma anche attraverso la solidarietà attiva e militante di piazza.

Tratto da hamburg@political-prisoners.net

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