Resoconto di Christos Tsakalos riguardo ai recenti processi contro “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”

 

da 325nostate

Quando qualcosa giunge a conclusione, normalmente ci preoccupiamo solo della revisione generale.

Calcoliamo il beneficio e il danno.

Difficilmente mai torniamo indietro nel tempo a riflettere sull’andamento che ha condotto all’esito finale. E ancor più di rado guardiamo avanti fissando l’orizzonte che si profila, quando l’oggi diventa ieri…

I due processi contro CCF sono terminati due settimane fa. Quello riguardante le 250 azioni dell’Organizzazione, durato 3 anni più o meno, mentre l’altro sul tentativo di fuga, durato 5 drammatici mesi, in un’atmosfera continua di tensione con la giudice presidente.

Ognuno di noi che ha rivendicato la responsabilità politica per CCF e difeso l’Organizzazione e le sue azioni è stato condannato a 21-28 anni di carcere per il primo caso e 115 anni per il secondo…

La prima conclusione è che i giudici credono alla vita dopo la morte, dato che una vita non basta per scontare queste condanne.

La seconda è che la scelta della guerriglia urbana e l’azione rivoluzionaria armata continuano ad essere una minaccia per il potere…

Dobbiamo però anzitutto vedere il modo con cui lo scenario di questo spettacolo è andato realizzandosi. Normalmente, non mi va la logica del vittimismo derivante dalla narrazione di esagerazioni che solo mantiene miti fobici. Se vogliamo vincere la paura, dobbiamo non amplificarla, ma fissarla bene…Drammatizzare i fatti può rendere la narrazione più emozionante, ma allontana la verità.

La corte, sul caso delle 250 azioni di CCF (il numero preciso è in realtà 148 azioni, anche se il caso è noto come “250 azioni”) si è caratterizzata per un atteggiamento morbido e dimesso adottato dai giudici nei nostri confronti.

Durante i procedimenti, la composizione del tribunale ha dimostrato un morbido lassismo sugli aspetti tecnici (ora d’arrivo, sospensione del processo quando coincideva con il processo G.D, ecc.).

Ovviamente, questo è stato il risultato del nostro comportamento durante il processo. Quando sin dall’inizio abbiamo chiarito che rivendicavamo la responsabilità per CCF e che ignoravamo il forfait penale, fondamentalmente abbiamo disattivato il loro spauracchio.

Abbiamo invalidato il loro vantaggio nell’intimidire tramite la punizione con sanzioni. Imbarazzati, spesso hanno scoperto il proprio profondo

Contemporaneamente, le dichiarazioni politiche, la posizione e le questioni poste ai testimoni che hanno fatto notare i motivi politici delle nostre azioni, da come noi lo giudichiamo, hanno confermato essersi trattato davvero di un processo politico che i giudici però sin da principio non hanno riconosciuto come tale.

 

iii) Simbolismo politico ed esemplificazione penale

Ogni processo a organizzazioni anarchiche armate è accompagnato da simbolismo ed esemplificazione.

Un simbolismo politico, perché il caso viene spoliticizzato e presentato come una chiara valutazione penale dei fatti. E una esemplificazione penale, dato che le condanne all’ergastolo cercano d’impaurire i nuovi compagni e impedire loro di scegliere la guerriglia urbana.

Spetta a noi rovesciare questo simbolismo politico in modo che si ritorca contro gli ispiratori morali.

Sebbene all’inizio del processo “250 azioni” i giudici abbiamo negato il suo carattere politico, alla fine nel corso del processo la giudice presidente ha detto che “qui non stiamo trattando di imputati per reati penali comuni”, mentre il PM ha ripercorso la storia della rivoluzione francese e parlato dei gruppi armati di violenza rivoluzionaria.

Così siamo riusciti a trasformare l’aula di tribunale in un campo di confronto politico.

Da un lato, una parte del mondo dell’anarchia e della rivoluzione e, dall’altro, i giudici rappresentanti di ordine e disciplina.

Qualcuno potrebbe domandarsi se siamo interessati all’opinione dei giudici. Ovviamente non lo siamo, tuttavia ottenere il riconoscimento della tua identità politica, la paura e in alcuni casi anche il rispetto del tuo peggior nemico è una piccola vittoria.

L’autorità, accanitamente, non riconosce il concetto di prigioniero politico, altrimenti poi sarebbe costretta ad ammettere l’esistenza della battaglia anarchica rivoluzionaria.

In questi processi i giudici, la parte più sclerotica del potere, non solo hanno ammesso che la battaglia contro il potere è reale, ma anche hanno accettato che tutti prigionieri politici sono prigionieri di guerra.

Ma i giudici hanno incontrato molta più difficoltà in questo processo… Non avevano un precedente…

Avevano a che fare con 18 imputati, 680 testimoni, 148 azioni e assolutamente nessuna prova…

Metà degli imputati si è dichiarata anarchica, ma ha negato l’appartenenza a CCF, mentre l’altra metà, come guerriglia anarchica urbana, ha difeso l’organizzazione e le sue azioni, ma naturalmente non ha dato ALCUN indizio al nemico rispetto a luoghi o partecipazione personale in queste azioni.

Sto precisando questo, perché abbastanza spesso è sorta una certa confusione.

“Rivendicare responsabilità” per aver partecipato a un’organizzazione anarchica significa difendere il suo carattere politico e tutte le sue azioni. TUTTAVIA non vuol dire, in ogni caso, rivelare posti dove si è stati o ciò che si è fatto. Questo renderebbe più agevole alle autorità la comprensione del modus operandi di un’organizzazione. Invece, noi difendiamo le caratteristiche cospirative del gruppo e questo è il motivo per cui non diciamo nulla al gip e non ci scusiamo. Quindi non parliamo con il nemico, può trovare da sé la prova per la nostra condanna…

In questo caso non esistevano indizi (impronte digitali, DNA, identificazioni, niente affatto – salvo per una delle 148 azioni che, tuttavia, non poteva assicurare le restanti 147!!!) Né poteva inventarsi…

Tuttavia, quando la realtà non sta bene al potere…il peggio capiterà alla realtà…

Nel marzo 2011, dopo un’irruzione di EKAM (Unità speciale anti-terrorismo) in un nascondiglio a Volos, si conclude la prima ondata di arresti di CCF. Dopo alcuni mesi pubblichiamo collettivamente l’opuscolo “Il sole sorge ancora”, consistente in due parti: la prima contenente un testo politico firmato da noi relativo all’eredità, ma anche la prospettiva della continuazione dell’organizzazione. La seconda illustra una cronologia completa delle azioni CCF dal gennaio 2008 al 2011, redatta, pubblicata e firmata dai “Compagni solidali con CCF”.

Questo opuscolo è divenuto la nota d’accompagnamento dell’anti-terrorismo su cui si basa il caso “250 azioni”.

Tutti insieme i 9 compagni di CCF (Theofilos Mavropoulos è parte dell’organizzazione dal 2012 in poi…) sono stati condannati a 300 anni di prigione.

Leggendo il verdetto della corte, la giudice presidente ha citato: “Non esistono prove contro nessuno degli imputati comprovanti la loro partecipazione fisica a queste azioni. Tuttavia, gli imputati firmatari di ‘Il sole sorge ancora’ con questo testo hanno fornito appoggio psicologico a ignoti autori delle azioni dell’organizzazione”…

Così, siamo stati giudicati colpevoli di complicità con altri ignoti autori di esplosioni e della fornitura, fabbricazione e possesso di esplosivi, ripetutamente.

Anche se ignoriamo che la democrazia condanna basandosi su testi politici, ci troviamo ancora di fronte a nuovi estremi di logica…

Come può un testo fornire assistenza psicologica in azioni che hanno preceduto il testo?

Anche se accettiamo la razionalità dei giudici, come può un testo, pubblicato nel 2011, incoraggiare mentalmente azioni svoltesi nel 2008??!!

Ciò potrebbe avvenire solo tramite una macchina del tempo…

Ma non perdiamoci il punto…

Naturalmente ogni azione dell’organizzazione è stata nostra. Non nel senso della proprietà, ma della partecipazione. È stata il battito del nostro cuore, la nostra aspettativa, il tempo infinito della pianificazione, i percorsi alternativi, la pratica, il rilevamento degli obiettivi, l’ultima configurazione dei dettagli concernenti il dispositivo esplosivo e la gioia incredibile che ci travolgeva al suono dell’esplosione che interrompeva il sonno profondo del cimitero sociale, ogni volta che fuggivamo. La cosa più importante è stata che la scelta della guerriglia urbana è stata ed è il nostro modo di dirigerci più rapidamente verso la rivoluzione anarchica qui e ora. Dobbiamo trasmettere il messaggio che il potere non è indistruttibile e che possiamo creare una vita di libertà.

Non ci sono ispiratori o esecutori. Si tratta di guerriglieri anarchici e delle loro azioni. E noi siamo questo.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare di far presente la pesante arroganza delle sentenze giudiziarie. Possiamo non essere interessati al forfait penale della condanna da parte della corte del nemico e perciò non stiamo neanche considerando attenuanti, ma ci interessa capire la strategia del nostro avversario.

Perché quando si scopre la loro bruttezza e ipocrisia, si rivelano pure le loro vulnerabilità.

Questo è stato un processo di tecnica.

Il fascicolo “250 azioni” è stato interposto così da poter processare compagni e bloccare il limite di detenzione di 18 mesi (di tutti i membri CCF, Gerasimos Tsakalos, Giorgios Polydoros, Olga Oikonomidou e Theofilos Mavropoulos sarebbero stati rilasciati).

Questo è stato il principale aspetto penale del processo. Alla fine, le condanne inflitte sono state aggiunte a quelle già esistenti, producendo un delirio penale, dato che due periodi di vita non bastano per scontare quelle pene.

Nel contempo si è creato un simbolismo politico aggiuntivo. È stato mandato un messaggio.

Coloro che rivendicano la responsabilità politica e difendono la loro organizzazione nelle aule di tribunale saranno costantemente condannati con o senza prove…

Oggigiorno, la cosa saggia sarebbe scegliere la via più facile. Potremmo camuffarci proferendo parole dure segnate da generale retorica e contemporaneamente astenerci dal compiere azioni dell’organizzazione. Sarebbe una bugia, se dicessimo che non ci preoccupiamo della prigione. Sbarre e isolamento sono un male per tutti, ma tradire se stessi è il peggio…

Qualcuno potrebbe affermare che è legittimo usare le bugie contro il nemico.

Ma se ci dichiarassimo “innocenti”, non mentiremmo solo al nemico. O solo a noi stessi. Mentiremmo a tutti i compagni sconosciuti o familiari che stiamo chiamando a partecipare alla lotta armata e a combattere per la loro libertà. Come potremmo dire a questi compagni che vale la pena lottare anche se la strada è piena di buche, percorsa in solitudine la maggior parte del tempo, con il carcere e la morte in agguato, se noi stessi tradissimo la nostra storia…

Perché la memoria è il giudice più duro… e non dimentica nessuno…

Al contrario, il disprezzo per i giudici, il sorridere alla prigionia, il cameratismo contro la solitudine e la tenacia ferrea nel proseguire la lotta sono la narrazione della nostra propria esistenza… il nostro simbolismo politico…

SIAMO e rimarremo nemici di ogni autorità…

Quanto è stato detto rimane valido…

Ci incontreremo dove continua la lotta…

 

Christos Tsakalos, membro di CCF / FAI-FRI – Cellula Guerriglia Urbana

Advertisements
Cet article a été publié dans Uncategorized. Ajoutez ce permalien à vos favoris.

Laisser un commentaire

Entrez vos coordonnées ci-dessous ou cliquez sur une icône pour vous connecter:

Logo WordPress.com

Vous commentez à l'aide de votre compte WordPress.com. Déconnexion / Changer )

Image Twitter

Vous commentez à l'aide de votre compte Twitter. Déconnexion / Changer )

Photo Facebook

Vous commentez à l'aide de votre compte Facebook. Déconnexion / Changer )

Photo Google+

Vous commentez à l'aide de votre compte Google+. Déconnexion / Changer )

Connexion à %s