7 novembre 1917- 7 novembre 2017 Centesimo anniversario della Rivoluzione Sovietica

Il 7 novembre del 1917 gli operai armati di Pietroburgo, guidati dal Comitato Militare Rivoluzionario promosso dal Partito Bolscevico, insieme a reparti dell’esercito e della marina, diedero l’assalto alla sede del governo borghese, occuparono le più importanti istituzioni pubbliche della capitale, instaurando un nuovo governo presieduto da Lenin. Da quel momento, sotto la direzione del Partito Comunista Bolscevico, l’Unione Sovietica fu, fino al 1956, la base rossa della rivoluzione proletaria mondiale.

La Rivoluzione Sovietica fu la risposta proletaria alla guerra imperialista e alla crisi del modello di produzione che l’aveva scatenata: la Prima guerra mondiale aveva nel suo grembo la rivoluzione proletaria.

Il primo grande insegnamento storico che ci tramanda è che la paura della classe dominante della rivoluzione proletaria, dopo l’esempio avvenuto nel corso della Prima guerra mondiale, può frenare anche oggi lo svilupparsi catastrofico del macello imperialista poiché esso può scatenare la rivoluzione.

Il cambiamento epocale avvenuto con la presa del potere da parte del proletariato diede a tutti i popoli oppressi e alle classi sfruttate del mondo la dimostrazione che le masse popolari possono vincere i loro oppressori, per quanto forti e brutali essi siano, e che, senza il capitalismo e costruendo il socialismo, si può progredire per porre fine alla miseria e all’oppressione. La Rivoluzione Sovietica insegnò anche che per vincere era necessario dotarsi degli strumenti politici, organizzativi e culturali capaci di trasformare la forza delle masse in strategia per appropriarsi del potere in mano alla borghesia e per consegnarlo alle classi subalterne, al fine di modificare i rapporti di produzione e sociali nella transizione al socialismo.

Nel centenario di questa grande impresa di massa cogliere l’occasione per riappropriarsi di quest’incredibile forza è importante e necessario per ogni comunista e per l’intera classe. Tanto più che oggi, il crollo dell’Urss e dei paesi socialisti dell’Europa orientale (causato dal revisionismo) viene usato per affermare l’ineluttabilità del sistema di oppressione capitalista. Il patrimonio storico lasciatoci da quella grande impresa è al centro dell’assalto culturale egemonico da parte della borghesia imperialista e della denigrazione per annientare la conoscenza e dunque l’identità storica della classe sfruttata.

Non vanno altresì scordati o messi in secondo piano gli insegnamenti sugli errori e sui limiti nei quali incespicò il cammino della transizione al socialismo, fino ad arrivare all’affermazione del revisionismo moderno di Kruscev e successori, con la disastrosa restaurazione del capitalismo. È quindi d’obbligo tenere in considerazione la necessità di continuare la lotta anche nella fase socialista, per combattere il revisionismo e la restaurazione del capitalismo, e guardare all’esempio storico della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria avvenuta in Cina sotto la guida del Partito Comunista Cinese e di Mao Tse Tung .

Oggi che le potenze imperialiste stanno trascinando nuovamente l’umanità nel baratro della carneficina mondiale per spartirsi il controllo del pianeta, bisogna riaffermare che è compito di ogni realtà comunista riappropriarsi della parola d’ordine leninista di lottare per la trasformazione della guerra imperialista in guerra di classe e rivoluzionaria. Ed anche quello di rilanciare la solidarietà internazionalista e di classe alle guerre di resistenza e di liberazione combattute dai popoli oppressi, consapevoli che la più alta forma di solidarietà è la lotta qui, nel ventre della bestia imperialista, contro il proprio imperialismo.

Lo spirito della Rivoluzione Sovietica vive nelle lotta di classe di oggi e nei popoli che combattono l’imperialismo.

Immagine incorporata 1

Compagni e compagne del Collettivo Tazebao

10/12/2016

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