Dichiarazione di Georges Abdallah in occasione della Settimana internazionale di mobilitazione per la liberazione di Ahmad Sa’adat

Gennaio 2022

Compagni e amici che partecipano alla Settimana internazionale di solidarietà con il nostro compagno, il leader imprigionato Ahmad Sa’adat.

Cari amici,

Sono passati 20 anni dall’arresto del nostro leader, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Sono trascorsi 20 anni dal vergognoso accordo tra l’Autorità Palestinese e le autorità d’occupazione sioniste, sotto gli auspici di USA e Gran Bretagna, che hanno deferito il nostro compagno, il leader Ahmad Sa’adat, davanti a un tribunale militare e l’hanno imprigionato nella prigione di Gericho dell’Autorità palestinese. Prigione d’autorità dopo un processo farsa, affidando la responsabilità di custodire questa prigione a una forza statunitense-britannica.

20 anni sono passati da questa decisione, ritenuta incostituzionale dalla “Corte suprema palestinese” che, nonostante la sua impotenza, ha ordinato l’immediato rilascio del leader prigioniero, ma l’Autorità palestinese ha ignorato la decisione della “Corte suprema” accontentandosi di attuare l’umiliante accordo raggiunto con le autorità d’occupazione sioniste. E quando all’inizio di marzo 2006 la forza statunitense-britannica ha deciso di rinunciare alla responsabilità della sorveglianza del carcere di Gericho e si è ritirata, l’autorità di Mahmoud Abbas non ha mosso un dito, né liberato il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e i suoi compagni di prigionia, lasciandoli nelle mani delle forze d’occupazione. Il 14 marzo le forze di occupazione hanno preso d’assalto la prigione, uccidendo 2 martiri e ferendone altri 20 dopo uno scontro diseguale fra i prigionieri e le guardie palestinesi da un lato e le forze d’occupazione dall’altro.

Sono 20 anni, compagni, e il leader prigioniero Ahmad Saadat e i suoi compagni di prigionia, uomini e donne, affrontano ogni meccanismo repressivo dentro le carceri sioniste. Tuttavia, agiscono senza un attimo d’esitazione per prendere le decisioni appropriate intese a portare avanti il movimento di lotta. Si sforzano di mantenere viva la fiamma della resistenza, nonostante tutti gli ostacoli, e fungono da faro per l’unità del “blocco sociale” con un interesse storico per la rivoluzione e la liberazione.

20 anni della migliore incarnazione di volontà e determinazione! Ciò rappresenta l’espressione più autentica dell’adesione ai postulati storici delle masse del nostro popolo impegnato, per attivare tutte le energie a beneficio dell’unità nazionale, condizione necessaria per accumulare le iniziative di lotta al fine di modificare gli equilibri di potere tra le vie della rivoluzione e i miserabili labirinti dell’abietta immersione dentro e intorno alle infide trattative del loro “coordinamento di sicurezza” e al tradimento dei resistenti e dei giusti martiri.

Compagni!

Forse si può dire che il “coordinamento della sicurezza” è il labirinto del percorso dei “negoziati” con l’occupante. Forse l’arresto del nostro compagno, il leader prigioniero Ahmad Sa’adat, da parte dell’Autorità palestinese è stato il più grande risultato del “coordinamento di sicurezza” tra questo settore che monopolizza il processo decisionale ufficiale palestinese e le autorità dell’entità sionista. E ora, l’importanza di questo “coordinamento della sicurezza” non è più un segreto per nessuno, non solo per l’entità sionista, ma anche per tutte le forze borghesi reazionarie in Palestina e nell’intera regione araba.

In definitiva, l’obiettivo principale del “coordinamento della sicurezza”, oltre a svolgere un ruolo attivo nel reprimere ogni forma di resistenza (soprattutto le forme armate in Palestina), è quello di diffondere la “cultura” del coordinamento, in modo che trattare con il nemico non sia più considerato come criminale e la normalizzazione ufficiale con l’usurpatore e il colonizzatore sia semplicemente un punto di vista tra gli altri. E come parte di questo approccio, l’Autorità palestinese e anche alcune altre organizzazioni palestinesi sostengono i processi di normalizzazione in corso tra alcuni Paesi arabi e “Israele”. Allo stesso modo, in questo quadro, vediamo la risposta dell’Autorità palestinese alle pressioni USA e israeliane in merito ai fondi di sostegno ai prigionieri e le famiglie dei martiri, nonché le misure adottate contro Gaza e la sua eroica popolazione.

In questo contesto, vediamo anche l’intensificarsi delle misure repressive nelle carceri sioniste e gli attacchi contro la popolazione di Jenin che resiste, gli attacchi contro le istituzioni operanti a tutela dei prigionieri della rivoluzione palestinese e i bambini che si aggrappano ai carboni ardenti nei castelli della dignità, i nostri fermi ed eroici prigionieri. La questione del loro rilascio e non solo della loro solidarietà, nonostante la sua importanza, deve essere posta in cima a qualsiasi elenco di compiti urgenti.

In questo contesto, occorre considerare seriamente come la solidarietà internazionale possa svolgere il suo ruolo, agendo per la liberazione dei nostri compagni prigionieri. Indubbiamente, il compito di liberare i prigionieri della rivoluzione palestinese rimane più che mai la porta per costruire un fronte globale di resistenza araba per affrontare i regimi borghesi in crisi e la propaganda imperialista.

Saluti e ringraziamenti ai leader della rivoluzione palestinese, ai nostri tenaci ed eroici prigionieri, anzitutto il nostro compagno e leader Ahmad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

Sì alla costruzione di un fronte di resistenza arabo per affrontare la normalizzazione in tutte le sue forme!

Gloria ed eternità ai martiri! Vittoria alle masse e ai popoli in lotta!

Abbasso l’imperialismo e i suoi agenti, i sionisti e i reazionari arabi!

Cordiali saluti a tutti voi.

Il vostro amico, Georges Abdallah

Fonte: libéronsgeorges.samizdat.net

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