22/29 Luglio, settimana di solidarietà diffusa contro l’isolamento punitivo di Davide Delogu.

Da: https://nobordersard.wordpress.com/2017/07/19/2229-luglio-settimana-di-solidarieta-diffusa-contro-lisolamento-punitivo-di-davide-delogu/

Appello alla solidarietà diffusa contro l’isolamento punitivo di Davide

Il 18 Luglio si è svolta un’udienza per un reclamo presso il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari fatto da Davide contro le condizioni cui è sottoposto al carcere di Augusta.

Attraverso la descrizione riportata nel reclamo abbiamo scoperto che Davide, già sottoposto al regime 14 bis, sta subendo una pesantissima tortura: è stato “condannato” a sei mesi di isolamento punitivo.

Un isolamento totale, in una cella sotterranea, liscia, senza tv e radio, senza socialità e senza mai vedere il sole. A questo si aggiunge l’applicazione della censura su tutta la corrispondenza. Le uniche persone che incontra sono il suo avvocato e le guardie.

Purtroppo scopriamo solo ora che in queste condizioni vive già da due mesi.

Questa punizione, così forte, così esemplare, viene riservata a Davide perchè è un ribelle, perchè il 1° Maggio è quasi riuscito ad evadere da quel merdoso carcere in cui è rinchiuso, solo il vento gli ha negato la corsa oltre le sbarre e il sapore della libertà.

Le guardie l’hanno preso all’ultimo, mitra in mano gli hanno intimato la resa, poi, umiliati dall’intelligenza e dalla tenacia di un uomo così legato alle sue idee e alla voglia di libertà, hanno pensato alla punizione perfetta, ed eccola architettata.

Sei mesi di un isolamento così duro che di solito i regolamenti penitenziari lo prevedono per un massimo di 15 giorni, sotto controllo medico.

In questo momento dobbiamo stare ancora più vicini a Davide, e far vedere e sentire a chi lo vorrebbe spezzare che non è solo, che i suoi compagni e le sue compagne sono con lui, nelle sue lotte e nelle sue scelte.

Per questo lanciamo un appello a una settimana di solidarietà diffusa, dal 22 al 29 luglio, contro l’isolamento e la tortura cui è sottoposto.

Per scrivergli: Davide Delogu, Contrada Ippolito 1, 96011 Augusta (SR)

Cassa Antirepressione Sarda

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire

Massacres « israéliens » ce vendredi dans toute la Palestine occupée

Les escadrons de la mort israéliens ont été lancés sur les manifestants palestiniens qui revendiquaient le droit d’accéder à leur lieu de culte, la Mosquée Al Aqsa à Jérusalem-Est, ce vendredi, tuant 3 jeunes Palestiniens et en blessant des centaines d’autres. Macron peut être fier du chèque en blanc qu’il a signé au criminel à la tête de cet état colonial.






Trois Palestiniens ont été tués, à Jérusalem Est et dans périphérie, dont un adolescent de 18 ans, Muhammad Mahmoud Sharaf, assassiné par un colon, et deux autres par l’armée d’occupation.


Des centaines d’hommes, de femmes et d’enfants sont été blessés dans toute la Cisjordanie ainsi qu’à Gaza, à la frontière avec israël. Les manifestations ont été réprimées acec toute la brutalité dont l’occupant et capable et avec son arsenal au complet : chars, snipers, gaz lacrymogène, jets d’eau toxique et puante (« skunk ») et grandes assourdissantes.

L’armée a effectué des raids dans les hôpitaux pour arrêter les blessés, et on peut voir sur cette photo des Palestiniens emmenant le corps de Muhammad Abu Ghanam, l’une des 3 victimes, âgée de 20 ans, étudiant à l’université de Birzeit, pour qu’il ne soit pas kidnappé par Israel et qu’il puisse être enterré dignement. Israel s’est en effet spécialisé dans la non restitution des corps des victimes.

L’armée israélienne a été envoyée pour lancer des grenades assourdissantes dans le cimetière d’Al-Tur pendant son enterrement. La barbarie jusque dans les détails !

La 3ème victime, Muhammad Mahmoud Khalaf,, 17 ans, a été assassinée à Abu Dis, banlieue de Jérusalem Est.

Israel, comme tout Etat colonisateur, ne pourra jamais vaincre la résistance palestinienne. Les dirigeants israéliens le savent et leur rage n’en est que plus grande.

Honte à tous les puissants qui laissent se perpétrer ces massacres. l’histoire saura les juger.

CAPJPO-EuroPalestine

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire

LETTERA DEL COMPAGNO RICCARDO DAL CARCERE DI BILLWERDER, AMBURGO.


“La guardia Gohlosh personifica la cattiveria più detestabile: la cattiveria messa al servizio dei
grandi della Terra. Una cattiveria monetizzabile. Essa non gli apparteneva più. L’aveva venduta
ad individui più competenti che ne facevano uso per asservire e mortificare tutto un popolo
miserabile. Non era più padrone della propria cattiveria. Doveva guidarla e dirigerla secondo
certi regolamenti la cui atrocità non variava granché.”
(Albert Cossery – Gli Uomini dimenticati da Dio – 1994)

In questo momento mi trovo detenuto nel carcere Billwerder di Amburgo.
Sono stato arrestato venerdì 7 Luglio alle ore 19.30 nei pressi del Rote Flora.
Sono accusato di oltraggio allo Stato, di aver messo in pericolo la pubblica sicurezza, di aver svolto un ruolo attivo all’interno di un gruppo di quindici persone che ha fronteggiato la polizia, in particolare di aver tentato di ferire un poliziotto della Sezione Speciale di Bloomberg adibita ad effettuare arresti e recuperare reperti.
Non riconosco il dualismo “colpevole – innocente” proposto dagli apparati giuridici dello Stato. Ciò che voglio dire a riguardo è di essere orgoglioso e felice di essere stato presente durante la sommossa di Amburgo contro il G20.
La gioia di vivere in prima persona la determinazione di persone di ogni età e da tutto il mondo che ancora non hanno ceduto alla tentazione di sottomettersi alla logica del denaro e del mondo capitalista non potrà mai essere sopita da nessuna misura cautelare. In un epoca storica in cui il capitalismo cerca di affondare il colpo definitivo e necessario al suo assestamento, in una continua oscillazione fra guerra interna (leggi speciali, chiusura delle frontiere, deportazioni) e guerra interna (massacri indiscriminati, distruzione e avvelenamento del Pianeta Terra); la rivolta di Amburgo contro il G20 ha dimostrato ciò che è più importante per chi ha ancora a cuore la libertà: la possibilità della sua realizzazione.
L’ efficienza tecnologica, fisica e tattica della polizia tedesca è stata tanto impressionante e spaventosa, quanto, di fatto, inutile a disinnescare prima e reprimere successivamente l’esigenza di svolgere contro la società mondiale, assurda e catastrofica, che i venti patetici Capi di Stato stavano lì a sfoggiare con meschinità, blindati nel cuore della città. I rassegnati e i riformisti potranno dire che, visto i rapporti di forza sviluppatisi negli ultimi decenni tra il potere e i suoi sudditi, quello di Amburgo sia stato un ennesimo esperimento di massa per verificare la tenuta degli apparati di sicurezza internazionale. Del resto è quello che veniva detto anche dopo il G8 di Genova nel 2001.
I ribelli e i rivoluzionari, però, non fanno i conti con le dietrologie della politica, ma con i propri sentimenti e i propri progetti. In ogni caso, mi pare di poter ribadire che, se anche così fosse, questo esperimento sia fallito del tutto. Nelle strade di Amburgo ho respirato la libertà incontrollata, la solidarietà attiva, la fermezza di rifiutare un’ ordine mortifero imposto da pochi ricchi e altrettanti potenti sul resto dell’umanità. Non più infinite file di automobili e composte processioni che ogni giorno santificano la liturgia oppressiva ed assassina del sistema capitalista.
Non più masse indistinte costrette a piegarsi e sudare per un’anonima sopravvivenza in favore dell’arricchimento di qualche ingordo padrone. Non più migliaia di sguardi assenti diretti verso qualche asettico display che aliena e deforma le nostre esperienze di vita.
Ho visto individui alzare gli occhi al cielo per cercare di agguantarlo.
Ho visto donne e uomini dare corpo alla loro creatività e alle loro fantasie più represse.
Ho visto le energie di ciascuno impegnate a tendere una mano ad altre che non si ergono al di sopra di nessuno.
Ho visto il sudore gocciolare dalle fronti per soddisfare i propri desideri invece di quelli di qualche aguzzino. Nell’ora della rivolta nessuno resta mai veramente solo.
Un forte abbraccio a tutti i compagni e le compagne, a tutti/e i/le ribelli prigionieri/e dello Stato tedesco. Un saluto appassionato ad Anna, Marco, Valentina, Sandrone, Danilo, Nicola, Alfredo, i compagni e le compagne sotto processo per l’ Operazione “Scripta Manent” in Italia. Ai/alle rivoluzionari/e e ai/alle ribelli prigionieri/e nelle galere di tutto il mondo. Un bacio a Juan. Dove sei … dove sei … sei sempre con noi!
Finché esisto: sempre contro l’autorità! Sempre a testa alta! Viva l’internazionale anticapitalista!
Per Carlo! per Alexis! Per Remi! Per la libertà!

Riccardo
Prigione di Billwerder, Amburgo – 20 Luglio 2017

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire

Maroc : des dizaines de blessés lors de rassemblements dispersés par la police à Al-Hoceima

Prévue de longue date, la manifestation visait à réclamer la libération des partisans arrêtés depuis le début du mouvement pacifique qui agite la région du Rif.

Altercation avec la police lors d’une manifestation interdite à Al-Hoceïma au Maroc, le 20 juillet.

Les forces de l’ordre marocaines ont dispersé, jeudi 20 juillet, des rassemblements dans la ville d’Al-Hoceima, épicentre d’un mouvement de contestation pacifique qui agite le nord du Maroc, empêchant la tenue d’une manifestation prévue de longue date.

Des affrontements ont opposé la police aux manifestants et ont fait des dizaines de blessés des deux côtés, selon une source officielle.

« Soixante-douze éléments des forces publiques ont été blessés (…) suite à des jets de pierres (…), onze personnes parmi les manifestants suite à l’usage du gaz lacrymogène », a informé jeudi soir la préfecture d’Al-Hoceima, citée par l’agence de presse officielle MAP.

Une ville quadrillée par la police

La police a utilisé des bombes lacrymogènes et usé de la force pour empêcher la grande marche qui avait été prévue de se tenir malgré l’interdiction émise par les autorités lundi.

« Tous les blessés ont quitté l’hôpital où ils ont été transférés, à l’exception de deux éléments des forces publiques dont l’état de santé est jugé grave », a ajouté la préfecture. Cette dernière a aussi fait état de « deux véhicules des forces publiques endommagés et incendiés par certains manifestants à Ajdir », une localité voisine d’Al-Hoceima.

Lire aussi :   Maroc : « La longévité de la crise s’explique par l’absence de démocratie locale »

Les partisans du Hirak, nom donné au mouvement du Rif, région historiquement frondeuse, avaient commencé à se regrouper en fin d’après-midi dans plusieurs points de la ville, mais les forces de l’ordre sont immédiatement intervenues pour charger les manifestants et empêcher le début de la marche donnant lieu à des face-à-face tendus avec des jets de pierre entre les deux parties.

En début d’après-midi, la police avait commencé à quadriller les principales places de la ville, y interdisant tout accès, alors que la quasi-totalité des commerces étaient fermés.

Protester « contre la répression »

Interdite par les autorités, la grande marche prévue de longue date pour réclamer la libération de nombreux partisans arrêtés avait été maintenue. Elle visait aussi à dénoncer la marginalisation de la région. Cette « marche pacifique » devait enfin, selon ses organisateurs, permettre de protester « contre la répression » et « maintenir le combat populaire contre le makhzen [pouvoir] ».

« Vive le Rif, vive Zefzafi ! », ont crié des centaines de manifestants, jeudi, en référence au leader du mouvement, Nasser Zefzafi, arrêté fin mai. Ils sont parvenus à défiler brièvement dans le quartier de Sidi Abed, avant d’être dispersés.

Lire aussi :   Au Maroc, le leader de la contestation dans le Rif a été arrêté par la police

« Nous sommes dans un pays où il n’y a pas de liberté d’expression. On réclame des hôpitaux, du travail, du transport. Où est le mal ? », s’est indigné un sympathisant du mouvement, la trentaine, un drapeau amazigh (berbère) sur les épaules.

Le président pour la ville d’Al-Hoceima de l’Association marocaine des droits de l’homme (AMDH), Mustapha Allach, a de son côté déploré d’« importantes entraves aux libertés », faisant état de « nombreuses arrestations de manifestants. » Des journalistes sur place ont déclaré à l’Agence France-Presse (AFP) avoir été témoins d’une dizaine d’interpellations, dont celle de Hamid Al-Mahdaoui, le patron d’un site d’information local.

Une région marginalisée

De leur côté, les six partis de la majorité avaient appelé, dans un communiqué conjoint, à ne pas prendre part à la manifestation, afin de « restituer un climat de confiance et d’apaisement ».

Depuis la mort, fin octobre 2016, du vendeur de poisson Mouhcine Fikri, broyé accidentellement dans une benne à ordures, la province d’Al-Hoceima a été le théâtre de nombreuses manifestations pacifiques pour exiger le développement d’une région que ses habitants jugent marginalisée.

Lire aussi :   Des manifestations éclatent au Maroc après la mort d’un vendeur de poisson

La relance par l’Etat d’un vaste plan d’investissements et de chantiers d’infrastructures n’a pas suffi à désamorcer la colère.

Le mois de mai a été marqué par un durcissement des autorités, avec l’arrestation des figures du mouvement. Selon un dernier bilan officiel, 176 personnes ont été placées en détention préventive ; 120 sont actuellement jugées, et des peines de prison ont déjà été prononcées en première instance.

Sous la pression, les manifestations avaient cessé, début juillet, et la tension était retombée d’un cran avec le retrait des policiers de lieux publics emblématiques de la ville.

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire

119 civils tués lors de nouveaux raids de la coalition US en Irak et en Syrie

Revue de presse : Sputnik (7/7/17)*

 

Au moins 119 personnes ont trouvé la mort dans de nouveaux raids de la coalition internationale anti-Daech réalisés en Syrie et en Irak.

 

La coalition internationale anti-Daech dirigée par les États-Unis a identifié 119 victimes supplémentaires parmi la population civile dans ses raids effectués en Irak et en Syrie, a annoncé l’état-major de la coalition.

 

«En mai, la coalition a achevé l’évaluation de 141 rapports, dont 114 ont été jugés peu fiables, alors que 27 étaient crédibles», annonce le communiqué.

 

Il est également indiqué que ces 27 cas avaient «causé involontairement la mort de 119 civils».

 

Selon l’état-major, au total, 603 civils ont été tués en Syrie et en Irak lors des raids de la coalition internationale anti-Daech.

 

D’après un récent rapport de l’armée américaine, près de 400 civils ont été tués dans les frappes aériennes de la coalition anti-Daech en Irak et en Syrie entre 2014 et 2017. Or, le député syrien Muhammed al Husein contacté par Sputnik a évalué le nombre des civils tués par la coalition dans les deux pays à 20 000 personnes n’ayant « aucun rapport avec les organisations terroristes ».

 

Selon le ministère syrien des Affaires étrangères, les actions de la coalition internationale menée par les États-Unis sont comparables aux conséquences des crimes causés par l’organisation terroriste Daech.

 

*Source : Sputnik

 

Note AFI-Flash :

La coalition US ne reconnait officiellement la mort que de 600 civils depuis le déclenchement de sa guerre contre l’Etat islamique.

L’ONG Airwars porte ce chiffre à 4 354 victimes civiles, minimum, pour 84 296 missiles et bombes tirés sur l’Irak et la Syrie.

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire

Marche pour la paix au Sahara occidental samedi à Séville: non à l’occupation marocaine

Madrid, 08 juil 2017 (SPS) Le nouveau secrétaire du parti communiste de l’Andalousie (PCA), Ernesto Alba, a affirmé que la marche pour la paix au Sahara occidental qui sera organisée samedi à Séville vise à dire non à l’occupation marocaine du Sahara occidental.

Cet événement de solidarité auquel a appelé la Fédération andalouse des associations de solidarité avec le Sahara occidental (Fandas) et organisé par l’association de Séville, amie avec le peuple sahraoui, verra la participation de Ernesto Alba et de milliers de personnes solidaires avec la cause sahraouie.

L’Andalousie a été et sera toujours amie avec le Sahara occidental, précise le SG du parti communiste andalou dans un communique de presse.

M. Alba a en outre indiqué que la preuve de la solidarité du peuple andalou avec le Sahara se concrétise chaque année par sa grande contribution dans les programmes Vacances de la paix et caravanes humanitaires qui permettent d’accueillir des milliers d’enfants et d’envoyer des tonnes de produits alimentaires aux réfugiés sahraouis et, « cette année , a-t-il ajouté, nous dirons non à l’occupation du territoire sahraoui ».

Dans son communiqué, le nouveau secrétaire général du parti communiste de l’Andalousie a encouragé les militants de son parti à participer à cet acte de solidarité pour montrer l’engagement historique du parti avec la dignité de la lutte du Front Polisario et rejeter la politique de la misère et de la répression que le Maroc impose au Sahara occidental depuis des décennies.

En outre, le leader du PCA a également lancé un appel au peuple andalou et au conseil provincial pour demander  « en urgence » le respect du droit international pour la tenue d’un référendum d’autodétermination qui permettra au peuple sahraoui de décider librement de son avenir.

Cette manifestation, qui a eu lieu chaque année, et qui intervient à l’occasion de l’arrivée en Andalousie des enfants sahraouis dans le cadre du programme Vacances de la paix, sillonnera les principales avenues de Séville en réclamant la liberté du Sahara occidental et en dénonçant la situation difficile que vit son peuple. (SPS)

020/090/700

 

source: https://www.spsrasd.info/news/fr/articles/2017/07/08/9626.html

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire

Les frappes aériennes états-uniennes sur l’Etat islamique ont tué des centaines, voire des milliers de civils, par Sarah Mukhtar

Le nombre de civils tués par les frappes aérienne états-uniennes en Irak et en Syrie est monté en flèche cette année, alors que les efforts visant à reprendre les bastions de l’État islamique se sont intensifiés et que certaines procédures de validation des raids aériens ont été modifiées.

Comparaison des estimations du nombre de décès civils susceptibles d’avoir été causés par des frappes aériennes de la coalition conduite par les États-Unis.
Le New York Times. Sources : Airwars (nombre de décès civils au 1er avril) ; U.S. Central Command. Commentaires : Environ 5% des données de Airwars proviennent des frappes aériennes américaines unilatérales ciblant des groupes autres que l’État islamique, al-Qaïda compris. CENTCOM n’a pas fourni de dates pour 80 décès civils confirmés supplémentaires ; ces décès ne sont pas pris en compte dans le graphique.

Les données recensées par Airwars, un groupe à but non lucratif qui suit les rapports concernant les décès civils en Irak et en Syrie, ont montré une hausse significative du nombre de décès rapportés durant le premier trimestre de 2017.

L’armée a récemment confirmé que les raids aériens américains ont causé au moins 352 décès (de) civils depuis le début de la guerre contre l’État Islamique. Mais Airwars a estimé que le total était huit fois plus élevé. Le groupe a constaté qu’au moins 3 100 civils ont été tués par des frappes américaines d’août 2014 à mars 2017.

Une grande partie de l’augmentation du nombre de décès apparaissant dans les données de Airwars a coïncidé avec les opérations visant à reprendre Mossoul (Irak), la plus grande forteresse de l’État islamique, et Raqqa (Syrie), sa capitale.

L’augmentation a également conduit certains groupes de défense des droits de l’homme à se demander si les changements dans la procédure en sont responsables. En décembre, sous le président Barack Obama, des conseillers américains et alliés sur le terrain ont été autorisés à faire appel à des raids aériens en Irak sans l’approbation d’un centre d’opérations. Le président Trump a également transféré plus d’autorité au Pentagone pour les opérations militaires.

Lama Fakih, directrice adjointe du Proche-Orient à Human Rights Watch, a déclaré dans un communiqué que « rendre plus facile l’appel à des raids aériens augmentera quasi nécessairement le nombre de civils blessés ou tués. »

Mais les responsables américains ont déclaré que les règles protégeant les civils n’avaient pas changé, et que le processus actuel d’approbation des frappes aériennes permettait au soutien aérien d’atteindre plus rapidement les troupes irakiennes sur le terrain. Ils indiquent Mossoul, Raqqa et d’autres opérations récentes pour expliquer l’augmentation des rapports de décès de civils.

Le New York Times | Source : Conflict Monitor par IHS Markit (zones de contrôle à compter du 3 avril)

Airwars a également identifié des épisodes « contestés » supplémentaires qui ont entraîné 2 700 morts de civils. Ce sont des événements dans lesquels les raids aériens dirigés par les Américains ont probablement joué un rôle dans les décès.

Les attaques aériennes russes qui ont frappé les zones rebelles en Syrie depuis 2015, sont probablement responsables de milliers de décès civils, selon une analyse préliminaire d’Airwars.

Mais indépendamment du nombre total de décès de civils, plusieurs anciens responsables de la sécurité américains ont récemment écrit une lettre pour avertir le ministre de la Défense, Jim Mattis, que les pertes civiles involontaires « peuvent causer des contraintes stratégiques significatives » en réduisant la coopération locale et en alimentant la propagande militante.

L’offensive de Mossoul

On pense qu’environ un million de civils vivaient à Mossoul lorsque les opérations pour reprendre la ville, la deuxième la plus peuplée d’Irak et la plus grande à être tombée sous le contrôle de l’État islamique, ont commencé en octobre. À l’époque, les responsables irakiens encourageaient les résidents à ne pas fuir la ville.

La grande majorité des décès de civils se sont produits après que les forces irakiennes sont entrées dans le terrain urbain dense des quartiers ouest de la ville, à la mi-février. Plus d’un millier de morts ont été signalés en mars.

Morts de civils sous des bombardements
dont les attaques aériennes de la coalition américaines et/ou d’autres groupes sont très probablement responsables
Le New York Times. Sources : Airwars (pertes civiles) ; OpenStreetMap et ses contributeurs. N.B. Le nombre total de décès de civils comprend des rapports confirmés, crédibles et contestés.

Au fur et à mesure que les forces irakiennes avancent, leurs demandes de bombardements aériens doivent être approuvées par le commandement américain. Mais l’état islamique aurait rassemblé des civils dans des bâtiments pour augmenter le potentiel de pertes civiles lorsque leurs militants sont ciblés.

L’offensive sur Raqqa

Des combattants des milices soutenues par les États-Unis en Syrie ont progressé vers Raqqa, fortement appuyés par les frappes aériennes de la coalition et des États-Unis depuis novembre.

Ici, les combats ont lieu dans des régions moins peuplées que Mossoul. Pourtant, la province de Raqqa a enregistré, à elle seule, un quart de tous les cas de décès de civils causés par des attaques aériennes de la coalition conduite par les Etats-Unis.

Morts de civils sous des bombardements
dont les attaques aériennes de la coalition américaines et/ou d’autres groupes sont très probablement responsables
Le New York Times. Sources : Airwars (pertes civiles) ; OpenStreetMap et ses contributeurs. N.B. Le nombre total de décès de civils comprend des rapports confirmés, crédibles et contestés.

Des frappes très meurtrières
Le 17 mars, une frappe états-unienne a détruit un bâtiment dans un quartier connu sous le nom de Mossoul Jidideh, tuant ainsi plus d’une centaine de civils. Cette frappe est probablement l’une des plus meurtrières que l’Irak ait jamais connue.

Le jeudi suivant, les responsables américains ont rendu publics les résultats d’une enquête confirmant qu’un missile avait bien frappé le bâtiment mais affirmant que ce n’était pas suffisant pour en provoquer l’effondrement. Ils ont ajouté que la frappe avait déclenché des explosifs que les combattants de l’Etat islamique avaient placé dans le bâtiment, ce qui explique donc l’importance du nombre de victimes.

Dans les semaines suivant cette attaque, des responsables militaires ont déclaré avoir fait des changements dans leurs procédures ; ils ont cependant refusé de spécifier lesquels.

Des habitants de Mossoul transportant les corps des victimes de la frappe du quartier de Jidideh.

En mars, au moins trois attaques sur la Syrie ont fait de nombreuses victimes. Ainsi, le 21 mars, une attaque aérienne qui a frappé une école à Mansoura, une ville de la province de Raqqa, aurait tué plus de 30 civils qui s’y étaient réfugiés. Stephen J. Townsend, le lieutenant-général en charge de l’Irak, a réfuté ce rapport, affirmant que l’attaque avait tué des combattants et non des civils.

Moins d’une semaine plus tôt, des habitants ont déclaré qu’un missile avait frappé une mosquée dans le village de Jina dans la province d’Alep, tuant au moins 37 civils. Les représentants américains ont déclaré qu’ils ne ciblaient pas une mosquée mais un bâtiment à proximité servant de base à al-Qaïda.

En mars, des bénévoles creusent dans les décombres après une attaque aérienne sur une mosquée dans le village de Jina (province d’Alep). Omar Haj Kadour/Agence France-Presse – Getty Images

Après l’attaque meurtrière de Mossoul, l’ONU a insisté pour que la coalition dirigée par les États-Unis repense ses tactiques. Amnesty International a accusé les Irakiens et les forces de la coalition de ne pas réussir à « prendre les précautions nécessaires pour éviter les pertes civiles, en violation flagrante du droit humanitaire international ».

Mais il y a des pressions pour vaincre l’État islamique rapidement. Le Premier ministre irakien, Haider al-Abadi, a averti que prolonger la bataille de Mossoul jouait en faveur des groupes militants, le lieutenant-général Townsend a déclaré vouloir en finir avec les offensives sur Mossoul et Raqqa dans les mois qui viennent.

Avec la participation de Tim Arango et de Michael Gordon.

Source : Sarah Almukhtar, The New York Times, 25-05-2017

Publié dans Uncategorized | Laisser un commentaire